GINNASTICA CORRETTIVA

La ginnastica correttiva, locuzione sostituita dal decreto legislativo del 1998 col termine di educazione motoria preventiva e compensativa, è “la disciplina che si occupa, nell’ambito delle scienze del movimento umano, della prevenzione e del trattamento dei soggetti portatori di turbe psicomotorie e di disarmonie morfologiche e funzionali attraverso un adeguato progetto chinesiologico”. 

Il soggetto affidato alle cure dell’educazione motoria preventiva e compensativa non viene considerato come portatore di un’alterazione, ma come una unità psicofisica alla ricerca di un suo equilibrio quanto più possibile vicino a quello normale. La ginnastica correttiva è l’unica forma di ginnastica che ha lo scopo, attraverso un processo di apprendimento psicomotorio, di rieducare le alterazioni morfologiche orientando il lavoro sull’intero organismo e non su di un singolo segmento del corpo.

Attraverso tale ginnastica, le alterazioni posturali vengono risolte non solo tonicizzando settorialmente masse muscolari ipotrofiche, ma cercando di operare un’azione di ricostruzione di schemi posturali errati. Gli esercizi che vengono proposti imitano gli atteggiamenti corretti che devono essere ripetuti coscientemente per poterli automatizzarli durante ogni attività quotidiana. 

Allungare dove è accorciato, Accorciare dove è allungato. Derotare. Deflettere.” 

La Ginnastica proposta può essere definita come “un processo di apprendimento psico-motorio, tendente a rieducare le alterazioni connesse ai difetti di portamento o paramorfismo”. Essa si serve di esercizi studiati dal punto di vista anatomico, morfologico e chinesiologico, atti a rieducare i muscoli, i legamenti e le articolazioni nonché le grandi funzioni vitali, tendenti alla ricostruzione dell’equilibrio neuromuscolare o equilibrio postulare.

Il trattamento, eseguito con criterio funzionale con lo scopo di creare esercizi che rispettino il movimento quotidiano, è rivolto al conseguimento di specifici obiettivi generali:

  1. Cancellazione degli schemi neuro-psicomotori errati e presa di coscienza del proprio atteggiamento viziato; 
  2. Ricostruzione e sviluppo degli schemi posturali e motori corretti; 
  3. Integrazione dell’atteggiamento corretto nello schema corporeo e nei gesti della vita quotidiana (Transfert); 
  4. Sviluppo delle grandi funzioni organiche (respirazione, circolazione ecc). 

Sul piano operativo questi si traducono nei seguenti obiettivi specifici

  1. Miglioramento del tono muscolare, da cui dipende una buona postura; 
  2. Sviluppo della coordinazione generale e specifica; 
  3. Esercizi di rilassamento globale e segmentario; 
  4. Esercizi di percezione propriocettiva rachidea,  scapolare e pelvica che favoriscono la presa di coscienza dell’immagine corporea; 
  5. Esercizi di mobilizzazione;  
  6. Miglioramento dell’equilibrio statico e dinamico; 
  7. Elasticità, forza e resistenza muscolare; 
  8. Esercizi di educazione respiratoria; 
  9. Miglioramento delle capacità motorie legate alla funzione comunicativa e espressiva del corpo. 

Tutte queste tecniche vanno a costituire un piano di lavoro flessibile e adattabile alle diverse esigenze dei soggetti, con un procedimento attivo dove il soggetto partecipa e non subisce. La rieducazione motoria differenziata infatti, oltre a porsi il problema della rieducazione dei paramorfismi, deve tenere in debito conto la dimensione pedagogica e l’aspetto psicologico.

IL TRATTAMENTO

Il piano di lavoro viene diviso in tre fasi:  

Prima fase o ginnastica di base:

Comprende: la presa di coscienza e gli esercizi posturali;  la ricerca dell’equilibrio; la ricerca del ritmo e della coordinazione ; la mobilizzazione (a corpo libero, con piccoli attrezzi e alla spalliera). Gli esercizi della prima fase sono per lo più ad effetto generale e il loro fine è: rimuovere gli schemi motori errati, ridare equilibrio, ritmo e coordinazione, mobilizzazione e sbloccare i settori inattivi, migliorare in generale il tono muscolare e l’attività cardio-circolatoria e respiratoria.

Seconda fase o attività differenziata:

La seconda fase o attività differenziata è quella centrale del trattamento e comprende tutti gli esercizi di tono e trofismo muscolaredi potenziamento specifici per la rieducazione dei singoli paramorfismi.  

Tali esercizi vengono eseguiti in forma analitica decompensata: la analiticità si riferisce alla localizzazione del movimento ad un distretto anatomico ben definito. La decompensazione si riferisce al sinergico lavoro di gruppi muscolari non direttamente interessati, i quali fanno da punto d’appoggio al movimento principale, eliminando i movimenti di compenso che sono nella maggioranza dei casi controproducenti. 

Terza fase o ginnastica di stabilizzazione:

La terza fase comprende esercizi che tendono a migliorare ulteriormente e rendere duraturi i risultati raggiunti con la prima e la seconda fase; è diretta, quindi, a tutti quei soggetti che hanno completato il primo e secondo periodo del trattamento con risultati soddisfacenti.